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La truffa della privatizzazione si abbatte ancora su tremila ex dipendenti della Croce Rossa Italiana

Nazionale -

Come avevamo ampiamente previsto, le criticità seguite all’approvazione del famigerato D.lgs. 178/12, che doveva sopprimere l’Ente Pubblico Croce Rossa, non smettono di accanirsi contro gli ex dipendenti posti, nella maggior parte, in mobilità forzata presso altre pubbliche amministrazioni.     
    

L’ultima criticità, riguarda il rischio del mancato riconoscimento del trattamento di fine servizio di quasi tremila lavoratori che vedono seriamente compromesso il diritto al percepimento degli emolumenti previsti per il personale che accede al pensionamento.
    

Un ignobile scaricabarile vede l’INPS e l’Amministrazione della CRI impegnate ad eludere il pagamento delle liquidazioni degli incolpevoli ex lavoratori della Croce Rossa che, oltre ad essere stati “cacciati” dall’Ente Pubblico che li aveva assunti, vedono negato loro un sacrosanto e irrinunciabile diritto.     

Infatti, una recente nota dell’INPS (la 0002142 del 19/01/2018), imputa alla CRI di non aver versato nelle casse dell’Istituto un importo pari a €116.647.835,59 corrispondente al maturato lordo del personale posto in mobilità coatta.
    

La CRI, fino ad oggi, rimane in assoluto silenzio forte della norma introdotta nel decreto di privatizzazione, che prevede il trasferimento a INPS di quasi 117 milioni di euro, attraverso l’alienazione del patrimonio mobiliare della stessa Croce rossa.
    

L’INPS, dal canto suo, rigetta e contesta tale procedura ritenendola inapplicabile;  l’Istituto di Previdenza era stato già interessato della problematica in un tavolo di confronto con USB tenutosi il 03/10/2017 dove denunciavamo il rischio legato al mancato riconoscimento del TRF/TFS.
    

La USB chiederà un incontro urgente con il Presidente dell’INPS ed è pronta a mettere in campo e sostenere tutte le iniziative di lotta che sarà necessario assumere insieme ai lavoratori, non trascurando l’ipotesi di depositare un esposto-denuncia presso la Procura di Roma al fine di individuare tutti gli eventuali responsabili.


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