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Mobilità docenti, USB: emigrazione e sfruttamento, una nuova questione meridionale

Nazionale -

Le Regioni Meridionali coinvolte nel Piano straordinario d’assunzioni - Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo, Molise e Sardegna - si sono svuotate d’insegnanti non più giovanissimi e con anni di esperienza alle spalle. Sono oltre 25 mila, soprattutto donne, i docenti prima costretti alla scelta obbligata dell'assunzione al nord e poi immobilizzati lì dai contratti sulla mobilità firmati dai sindacati concertativi. Per due anni il MIUR ha finto di dialogare con i docenti coinvolti da questo dramma e nel frattempo confezionava contratti sulla mobilità che prevedevano percentuali di organico riservate alla mobilità irrisorie. Di fatto questo Governo, pur ammettendo la colpa di un algoritmo fallace, non ha mai avviato un piano straordinario di mobilità, anzi ha tergiversato sulle problematiche causate dalla Buona Scuola e non ha concretizzato misure urgenti e necessarie per riportare a casa i docenti lesi. Trasformazione dell’Organico di Fatto in Organico di Diritto, nuovi corsi di specializzazione sul sostegno, in considerazione del fatto che molti docenti meridionali per anni hanno lavorato al nord su posti di sostegno senza titolo di specializzazione, sono alcune delle soluzioni possibili per consentire il ritorno dei docenti esiliati. Ma ancora più urgente è l’attuazione del tempo pieno al Sud come al Nord, al fine di garantire tempo scuola per i bambini e nuovo organico per la mobilità dei docenti. Le misure sopra esposte andrebbero a favore di tutti i docenti meridionali, anche dei precari inseriti in GaE e nelle GM, in quanto ne permetterebbe la stabilizzazione definitiva. La L. 107, con i decreti legislativi che ne sono seguiti, ha oppresso il comparto scuola, portandolo al collasso: le classi al sud restano affollate, gli insegnanti esiliati e i posti per i precari ridicoli. Tantissimi docenti hanno preferito la strada dell’aspettativa non retribuita, restando senza stipendio e senza servizio, anticamera delle dimissioni, che per molti è già una realtà. Quando a 1300 euro al mese ne sottrai 600 per l’affitto, 200 per il vitto, altre 500 per i viaggi, cosa resta? E se il compagno o la compagna, il marito o la moglie non lavorano? Come affrontare anche le spese per l’abitazione nella terra d’origine, le spese mediche, le spese per i figli?  Questi docenti impegnano ogni mese interamente lo stipendio per conservare un posto di lavoro che dopo decenni hanno visto trasformarsi da tempo determinato a tempo indeterminato, ma a chilometri e chilometri di distanza dai luoghi in cui avevano da sempre prestato servizio. Lavorare al solo scopo di conservare il posto di lavoro: a questo sono costretti molti dei docenti assunti dalla “Buona Scuola”. Tutto questo si chiama sfruttamento. Siamo stanchi di come le testate giornalistiche e la politica dipingono i docenti esiliati dalla Buona Scuola, cioè come “ingrati” o ancor peggio “furbetti”, per avere accettato un’assunzione al Nord che poi vogliono lasciare per far ritorno al sud. Il diritto al lavoro ed alla parità di trattamento, dopo decenni di sfruttamento del lavoro precario, non sono e non devono mai essere confusi con concessioni e regali. Bisogna sradicare il pregiudizio del meridionale fannullone ed assenteista. L’esperienza dei docenti assunti obbligatoriamente nelle fasi nazionali della L.107, così come obbligatoriamente mobilitati, è emblematica della conclusione di un lungo processo che ha portato allo sgretolamento del ruolo professionale del docente che va denunciato costantemente come parte della mai risolta Questione Meridionale, raccontando il vero su questo subdolo e anomalo reclutamento che ha colpito una parte dei docenti e soprattutto delle docenti italiane.

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