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Napoli, 29 aprile: per una piattaforma sociale su casa, reddito, lavoro

Nazionale -

Le disuguaglianze sociali sono in crescita in Italia e le cause inequivocabilmente stanno nel taglio del welfare, nella precarizzazione dei posti di lavoro, nella crisi degli alloggi e nei bassi salari. Non ci vogliono degli scienziati per capire tutto questo ma gli stessi istituti di ricerca ormai confermano insistentemente questa situazione.


Gli ultimi dati in ordine di tempo sono quelli forniti da Eurostat che ci dicono che mentre nel 2008 la parte più povera della popolazione poteva contare su un reddito che corrispondeva al 2,6% del totale, nel 2016 quel reddito si è assottigliato ancora raggiungendo quota 1,8%. Nello stesso periodo, invece, la parte più ricca del paese aumentava la sua fetta sul reddito totale dal 23,8% al 24,4%.


Le politiche portate avanti in questi anni hanno pesantemente divaricato la forbice tra i settori sociali ed hanno fatto crescere l’area della popolazione a rischio povertà, che oggi supera i 9 milioni. La privatizzazione dei servizi, la riduzione al minimo dello stock delle case popolari e la parallela crescita dei prezzi del mercato della casa, la diffusione del precariato e i salari sotto il livello della decenza hanno prodotto i loro effetti: c’è nel paese una diffusa condizione di angoscia e di incertezza che si manifesta spesso in forma di rancore se non di aperto razzismo.


L’aria che si respira nelle zone povere del paese, nelle cosiddette periferie sociali, è di rabbia e di aspettativa allo stesso tempo. Anche il voto del 4 marzo racconta di una parte del paese che confida nelle forze politiche che si sono rappresentate come antisistema, sperando così di ottenere una inversione di rotta.


La situazione quindi non è semplice per chi vuole provare a combattere le disuguaglianze sociali ed a lottare per nuove forme di tutela collettive. L’avversario di classe peraltro è ben consapevole della polveriera che si è andata consolidando in questi anni proprio nelle periferie e studia nuove modalità di controllo e di intervento. Da un lato si introducono misure repressive anche a carattere preventivo come quelle previste dal recente Decreto Minniti; dall'altra si prevedono investimenti sulla povertà che aumentino il controllo sociale ma favoriscano al contempo la possibilità di far profitti anche su chi non ce la fa. Questo spiega, per esempio, perché nella gestione del REI (il reddito di inclusione di Gentiloni) il governo ancora in carica abbia stipulato un accordo con la Banca Mondiale, affinché siano i suoi esperti ad affiancare Regioni e Comuni nell’organizzazione dei servizi di gestione ed erogazione della nuova misura.


L’assemblea che la Federazione del Sociale dell’USB ha organizzato per domenica 29 aprile a Napoli assieme ad un vasto arco di realtà e movimenti sociali ha l’obiettivo di delineare una strategia di attacco dentro questa situazione. L’idea di organizzare l’assemblea a Napoli il giorno dopo l’altro importante appuntamento del movimento Diritti senza Confini scaturisce dalla consapevolezza che la questione del razzismo e della condizione dei migranti è strettamente intrecciata con il tema della messa in movimento delle periferie. Non si ricostruisce un movimento popolare in questo paese se non facciamo i conti con questo tema e non riusciamo a costruire i collegamenti tra i vari percorsi.


L’assemblea ha intanto l’obiettivo di costruire una piattaforma sociale che metta assieme le questioni più sentite nei settori sociali in difficoltà: la questione della casa, innanzitutto, che è un enorme fattore di precarietà e disagio sociale; quella del reddito e del lavoro; quella dei bassi salari e quindi del salario minimo e la grande questione del welfare. Sono tutti temi sui quali esiste già una lunga e corposa elaborazione, prodotta in questi anni dalle lotte e dai movimenti di tutto il paese. Potremmo dire che la piattaforma c’è già, si tratta solo di renderla evidente e di stabilire i giusti nessi tra le sue diverse componenti.


Ma l’altro obiettivo dell’assemblea è quello di delineare un percorso che sappia intercettare le aspettative diffuse nel paese e sappia trasformare il rancore in una prospettiva di speranza e di azione collettiva per il cambiamento. Non è questo un obiettivo che si possa raggiungere ricorrendo alle scorciatoie. Servono metodicità, umiltà e capacità di costruire organizzazione collettiva, cioè connessione stabile tra soggetti sociali che oggi si sentono in concorrenza tra loro e manifestano reciproca ostilità.
E poi serve il coraggio di prendere l’iniziativa e di lanciare un sasso dentro lo stagno nel quale siamo impantanati. Chiamare i “vincitori” delle recenti elezioni al rispetto degli impegni, reclamare una redistribuzione delle risorse di cui c’è urgenza, molto più che di una nuova legge elettorale.
Di tutto questo discuteremo domenica 29 aprile dalle 10,30 a Napoli all’ex Asilo Filangieri: “Diritto alla casa e al reddito - riparte dalle periferie la lotta alle disuguaglianze”.


Federazione del Sociale USB