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Disastro Roma: anche il Governo se n'è accorto. Per USB sempre più urgenti le ragioni dello sciopero del 29 settembre

Nazionale -

Nel giorno in cui l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale lancia l'allarme sullo stato di abbandono di 700 km di reticolo idraulico e di argini del Tevere e dell'Aniene,  il Ministro per lo sviluppo economico Calenda rende noto un “rapporto sullo stato della capitale”.
Da un lato si manifesta un preoccupante rischio idraulico e di esondazione che investirebbe la popolazione di 250mila abitanti di Roma: la mancata manutenzione alle reti idriche e alle infrastrutture accumulata negli anni rischia di produrre disastri incalcolabili a fronte di un evidente cambiamento climatico. Dall'altro il governo scopre improvvisamente che la città attraversa una profonda crisi economica e occupazionale e predispone solo ora una cabina di regia tra Regione, Comune, Unindustria e Cgil, Cisl e Uil per fronteggiare la situazione, a dissesto avanzato. Centinaia i licenziamenti che hanno messo in ginocchio la popolazione romana, a partire da quelli prodotti negli ultimi anni in Alitalia e nel più grande polo industriale dell'Aeroprto L. Da Vinci, dai licenziamenti di massa come per Almaviva e Sky, che si vanno ad aggiungere al danno economico e occupazionale derivante dall'ingente fuga delle aziende verso il nord Italia e l'estero fino ad arrivare al rischio del fallimento dell'azienda Atac.
Al di là degli evidenti giochi elettorali, che certamente si stanno operando ancora una volta sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori romani, il dato ormai indiscutibile è che a Roma viviamo una autentico stato di collasso. Finanche la ministra Lorenzin, dopo il caso della zanzara Chikungunya scopre che a Roma mancano le condizioni igieniche di sicurezza. Ma le stesse non mancano solo per le strade dove l'assenza di un piano di smaltimento dei rifiuti controllato mette continuamente in ginocchio la città; mancano da tempo anche negli ospedali a causa dei tagli alla sanità e nelle scuole per i continui tagli ai fondi destinati agli istituti scolastici.
L'unico modo per risollevare Roma dalle macerie causate da anni di mala gestione politica è fornirla di un piano straordinario di investimenti pubblici per mettere in sicurezza il territorio, risollevare i servizi pubblici e rilanciare l'occupazione. La questione della pulizia e dell'igiene nella città si risolve aumentando il personale dell'AMA dedicato allo spazzamento, alla raccolta differenziata, alla disinfestazione. La messa in sicurezza dell'igiene dentro gli ospedali si affronta con la reinternalizzazione dei servizi di pulimento. Così come la crisi di ATAC va affrontata con un serio piano di investimenti sui mezzi, sulla viabilità e sull'ampliamento del personale viaggiante.
Governo e Regione di concerto mettono in piedi una cabina di regia con la stessa filosofia con la quale a giugno la sindaca Raggi aveva inaugurato la “Fabbrica Roma” con Cgil, Cisl e Uil, iniziativa peraltro già miseramente archiviata, quella del sostegno alle imprese. Si annunciano 2miliardi e 600 milioni per la città, a cui si potrebbero aggiungere i 500 milioni già stanziati ma mai utilizzati per il riassetto del territorio. Sono cifre importanti, come lo sono i circa 4 miliardi di fondi europei arrivati nel Lazio per il periodo 2014/2020 e che non hanno sortito alcun effetto sensibile di controtendenza sulla vita della Capitale.
Il 29 settembre USB ha proclamato uno sciopero cittadino finalizzato alla difesa del carattere pubblico delle aziende dei servizi, per la reinternalizzazione delle attività in appalto, in difesa del salario e delle condizioni dei lavoratori, gli unici che continuano a garantire fattivamente il funzionamento della città. E' uno sciopero però anche contro le menzogne con cui si è provato in questi mesi ad addossare le responsabilità della crisi di Roma ai lavoratori, ai senza casa, ai migranti. A queste bugie ora se ne aggiunge un'altra: che il governo voglia affrontare seriamente la crisi della città. La scelta di convergere nel pomeriggio di venerdì 29 a Piazza Indipendenza, teatro delle gravissime violenze contro i rifugiati, è il segnale che c'è una parte della città che non si lascia ingannare e che rivendica il diritto a decidere un altro futuro per Roma.

 

Unione Sindacale di Base