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ASIA-USB non firma l’accordo sugli affitti a canale concordato a Roma: nuovi forti aumenti e norme in violazione della convenzione nazionale

Roma -

ASIA-USB non ha firmato l’Accordo Territoriale per Roma previsto dalla Convenzione Nazionale (D.M. Infrastrutture e Trasporti del 16.01.2017 - L.431/98) firmato dai sindacati degli inquilini e dei proprietari il 27 febbraio 2019 al Comune di Roma.


Alla prima convocazione del tavolo l’ASIA-USB aveva manifestato con forza, così come nel 2016 al Ministero delle Infrastrutture, la necessità di fermare gli aumenti degli affitti, prendendo atto che in questi ultimi dieci anni il valore degli immobili era sceso mediamente del 30%.


Per tutta risposta i sindacati concertativi degli inquilini e delle proprietà si sono presentati lo scorso 27 febbraio, dopo alcuni mesi di trattative in luoghi nascosti, con un accordo precotto che prevede ancora forti aumenti degli affitti e norme capestro palesemente in violazione della Convenzione Nazionale.


ASIA-USB ritiene ingiustificati questi aumenti – che in alcuni casi arrivano a sfiorare il 50% - perché negli ultimi dieci anni il nostro Paese e Roma hanno affrontato una crisi che ha coinvolto l’intero sistema economico e a cascata il problema abitativo, mentre i canoni di locazione sul mercato privato non sono affatto calati e gli stessi canoni concordati a Roma sono spesso superiori a quelli del libero mercato.


Questa modalità di discutere il tema degli affitti ha sottratto definitivamente agli inquilini l’unico strumento previsto dalla L. 431/98, quello degli accordi territoriali, che doveva tentare di mantenere qualche sacca di patrimonio abitativo a prezzi contenuti.


Ma l’arroganza dei proprietari risulta ancora più esecrabile se leggiamo gli articoli 7 e 8 del titolo A e del titolo B del nuovo accordo per la città di Roma che prevedono ulteriori maggiorazioni dei minimi e dei massimi sino al 15%, quantomeno inopportune tenendo conto degli aumenti dei canoni superiori anche al 30%. Sono addirittura previsti aumenti per alloggi in classe energetica F, che è la classe della maggior parte degli edifici dove la dispersione di energia è molto forte e questa dispersione la pagano gli inquilini.


L’accordo prevede, illegittimamente, che anche l’assistenza delle parti in sede di definizione del canone debba essere effettuata da un’organizzazione firmataria, in contraddizione con quanto previsto dalla Convenzione, fonte di ordine superiore. In base all’accordo romano ASIA non solo non potrebbe attestare i contratti non assistiti, come previsto dalla Convenzione, ma addirittura non potrebbe neanche assistere l’inquilino nella definizione del canone. Bell’opera di democrazia!


Per questi motivi ASIA-USB non ha firmato un accordo che vede ancora gli inquilini vittime dell’arroganza dei proprietari e dei sindacati loro complici.

Rilancia la battaglia per fermare gli aumenti degli affitti e gli effetti di questi accordi, che solo a Roma hanno prodotto negli ultimi sei anni più di 50.000 richieste di sfratto (20.000 eseguite) e un’emergenza abitativa insostenibile.


ASIA-USB ritiene illegittimo questo accordo, che mira a togliere definitivamente al movimento degli inquilini la possibilità di fare conflitto per fermare la rendita e per affermare il diritto alla casa per tutti.


ASIA-USB di Roma